Nell’impiego delle cappe chimiche da laboratorio, è fondamentale valutarne l’efficienza, ovvero il grado di aspirazione e di protezione dell’utilizzatore. Purtroppo ancora oggi, c’è molta confusione in merito ai metodi di misura dell’efficienza della cappa chimica.

Le normative tecniche EN14175 introducono il “fattore di contenimento“, ma nella pratica si continua a misurare la velocità dell’aria sul frontale con l’anemometro. Come è possibile che possano esistere due diversi metodi per la valutazione dell’efficienza dell’aspirazione di una cappa chimica ?

Nel corso del tempo, il buon funzionamento di una cappa chimica è sempre stato valutato in relazione alla velocità dell’aria sul saliscendi frontale. La normativa e la tecnica ha sempre fatto riferimento a dei valori più o meno convenzionali, compresi tra 0,4 e 0,6 m/s.

La pubblicazione delle normative EN14175 ha introdotto un nuovo concetto che mai prima veniva dichiarato dal costruttore. La novità della EN14175 è il fattore di contenimento, cioè la capacità della cappa chimica di trattenere le sostanze contaminanti, al minimo della portata d’aria aspirata.

Quindi il fattore di contenimento è un numero che vuole esprimere una sorta di “rapporto”, tra la portata d’aria aspirata e la quantità di gas tracciante (impiegato nei test) che fuori esce dal vano cappa.

Questo permette di definire l’efficienza, o in altri termini ciò che si chiama rendimento. E’ naturale che alcune cappe chimiche abbiano dei rendimenti più elevati, altre invece meno. Le cappe chimiche areodinamicamente ottimizzate avranno dei fattori di contenimento più elevati.